fairy elle : la fata bambina
 

Le storie di Natale di Fairy Elle

“L'albero dei campanelli”

Gli Gnomi sono partiti già da molto tempo. L'aria è fredda. Natale si avvicina ma Fairy Elle è triste, sente la mancanza dei suoi amici.
Grolla è un po' che pensa come far tornare il sorriso sul visetto di Fairy Elle.
Improvvisamente, in un freddo pomeriggio, sparisce per un'oretta per riemergere dallo studio con in mano un rotolo piuttosto vecchio legato con un nastro dai colori strani: rosso, rosa, giallo e azzurro.
"Leggi Fairy Elle. Qui Filo e Cap hanno scritto tanto tempo fa una storia antica, antica come questa nostra grande casa".
Fairy Elle è curiosa. Come al solito. Gli occhi brillano. Si arma di tromba e con il fido amico uccellino Turl chiama a raccolta tutti gli abitanti di Bosco.
Sssst bambini! tra poco Fairy Elle leggerà un'altra storia di Natale.

C'era una volta un paese lontano, lontano, abitato da Gnometti molto, ma molto particolari. Gnometti colorati. Gnometti di quattro tribù.
Gli Gnometti Rossi. Gli Gnometti Rosa. Gli Gnometti Azzurri. Gli Gnometti Gialli.
Le tribù erano nemiche e gli Gnometti, per difendersi, avevano diviso il paese in quattro quartierini. Ognuno ben recintato e diviso dagli altri. Ogni quartierino aveva il suo panettiere, il suo falegname, il suo dottore ... e la sua piazza.
Tutti gli Gnometti si divertivano a creare campanelli che esponevano orgogliosamente, appendendoli ad un grande pino al centro della loro piazza.
E c'era la Piazza dei Campanelli Rossi. E poi la Piazza dei Campanelli Rosa. E ancora la Piazza dei Campanelli Azzurri. E infine la Piazza dei Campanelli Gialli.
Ma una notte nera, nera, senza stelle ...

... uno straniero stanchissimo e affamato arrivò in quel paese lontano.
Toc, toc.
"Mi puoi aprire? sono stanco, ho tanta fame ..."
Ma ogni porta rimaneva chiusa.
Lo straniero intuiva benissimo che dietro a quelle porte sprangate c'era qualcuno ma si trascinava lo stesso di porta in porta.
Man mano la speranza di condividere qualche cosa di caldo nello stomaco e nel cuore si affievoliva.
Lo straniero aveva ormai attraversato tutte e quattro le piazze e, scoraggiato ma anche arrabbiato per l'egoismo degli abitanti di quel paese, si accingeva a riprendere la strada maestra quando il suo sguardo fu attratto da una casa in lontananza, fuori dal paese, tutta illuminata.
Non fece neanche in tempo a bussare che l'uscio si spalancò e una voce calda e gentile lo invitò ad entrare.
Quella notte conobbe Bertoldo, uno Gnometto simpaticissimo che viveva con la sua famiglia, ben isolato dagli altri Gnometti, con cui non condivideva nulla. Anzi ...
Lo straniero aveva notato subito che il suo cappello, appeso al chiodo, aveva quattro campanellini, uno per ognuno dei quattro colori delle tribù.
Lo straniero ridacchiò tra sé.
- Domani, quando me ne andrò, vi lascerò il mio ricordino, cari Gnometti ...
Per quella sera si concesse una bella cenetta, tante risate e il calore di una nuova amicizia.

La mattina dopo si alzò prima dell'alba.
Scrisse un biglietto di ringraziamento a Bertoldo e alla sua famiglia e lo lasciò sul tavolo insieme a quattro campanellini d'oro. Oro vero!
Sorrise al pensiero della sorpresa che avrebbero avuto gli Gnometti suoi ospiti e ancora di più al pensiero dell'effetto che avrebbe avuto lo scherzetto che aveva in mente sugli abitanti del paese.
A passo rapido e leggero si diresse verso il centro dove puntò a terra il suo bastone.
Mormorò poche parole e un grandissimo pino emerse dal nulla.
L'albero scrollò i suoi rami, si assestò meglio nel terreno e sospirò soddisfatto.
Lo straniero incominciò ad agitare le braccia verso le quattro piazze.
Chiuse gli occhi e continuò a mormorare parole incomprensibili.
Ed ecco arrivare, volteggiando nell'aria, dai quattro angoli del paese tutti i campanelli dei quattro colori. Come richiamati dal grande pino che li accolse tra i suoi aghetti con gioia.
- Manca ancora qualche cosa - pensò lo straniero guardando attentamente il grande pino.
E il suo viso spigoloso e serio si distese in un sorriso.
Mormorò altre parole. Chiuse gli occhi. Agitò ancora le braccia, più delicatamente questa volta.
Se gli Gnometti del paese fossero stati svegli avrebbero visto una cosa straordinaria:
tutte le loro staccionate prendere vita. Ogni asse si staccò da terra e cominciò a volteggiare e volteggiare nell'aria. E ruotando, ruotando, si trasformò in una sferetta brillante.
Collane di perle iridescenti si posarono delicatamente sul grande pino.
- Ora sei bellissimo! - lo straniero indirizzò un muto saluto al grande albero che ricambiò ondeggiando lievemente tutti i suoi rami.
Lo straniero si voltò e uscì dal paese. Ma giunto ad una prudente distanza si accucciò dietro un riparo per godersi la scena.

Il primo ad uscire di casa quella mattina fu il panettiere della tribù degli Gnometti Rossi. Pulendosi le mani ancora sporche di farina in uno straccio guardò il cielo. Sperava tanto in una bella giornata. Era la vigilia della Grande Festa e con il bel tempo avrebbe venduto sicuramente tutto il suo pane. Ma l'espressione della sua faccia fece sbellicare dalle risate lo straniero.
La sua bocca era un cerchio perfetto. Cerchi bianchi circondavano gli occhi a furia di stropicciarli con le mani sporche.
L'orizzonte non era più libero. Un pino enorme copriva in parte il cielo e sul pino c'erano ... per tutte le stelle nel cielo! ... tutti i campanelli mischiati. Ma come era possibile! ?
Il panettiere tentò di gridare ma dalla sua bocca non usciva niente. Sembrava un pesce fuori dall'acqua.
Si inginocchiò e batté le mani per terra per la disperazione.
Lo straniero se la rideva alla grande.
Finalmente lo Gnometto Rosso riuscì ad emettere un grido strozzato.
"Aah - seguito poi da poche parole - amici, amici, correte. Uscite. Fate presto."
Non solo la tribù degli Gnometti Rossi ma tutto il paese si svegliò in pochi minuti.
E fu subito un correre di qua e di là. Un agitare le braccia frenetico. Uno spingersi per arrivare in fretta al grande pino. Un agitare i rami per riprendersi i campanelli. Ma quelli sembravano incollati. Più gli Gnometti tiravano per riprendersi i loro campanelli più i campanelli sembravano legati all'albero. E poi urla, pianti, frasi sconnesse ... ma nel frattempo per la prima volta dopo tanto, tantissimo tempo tutti gli Gnometti si erano mescolati in un turbinio di colori.
In quel caos si levò ad un certo punto una voce limpida.
"Amici - tutti guardarono verso Bertoldo - amici. Non vi sembra un segno del destino? perché disperarsi? guardate come è bello questo pino, tutto vestito a festa. Sembra messo lì apposta per ricordarci che domani è la Grande Festa. Il nostro anniversario. Sembra dirci che è ora che abbandoniamo tutti i nostri rancori e che , una volta tanto, la passiamo insieme questa giornata. Che ne dite? Non possiamo fare una prova?"
Bertoldo si guardò in giro. Prima di uscire da casa si era infilato il cappello della Grande Festa. L'unico cappello in paese decorato con i quattro campanelli dai colori diversi.
La maggior parte degli Gnometti lo guardava con ironia.
-Sempre tutto matto quello lì - sembravano dire i loro occhi.
Tranne qualcuno che ad un certo punto con decisione si avvicinò ad un tavolo lì vicino. Poggiò sul tavolo i campanelli che aveva preparato con tanta cura per la grande giornata di Festa. Sul tavolo a poco a poco si accumularono i campanelli di tutti i colori.
E fu allora che i primi coraggiosi si tolsero i berretti e cominciarono a decorarli con i quattro colori. Il loro gesto spezzò le ultime esitazioni e resistenze.
Per la prima volta in duecento anni e forse più gli Gnometti organizzarono e festeggiarono la Grande Festa tutti insieme. E visto che in fondo, in fondo erano stati benissimo pensarono che non era poi così male vivere tutti insieme e da allora vissero felici e contenti.
Nominarono Bertoldo loro governatore e Bertoldo alla fine, per stare vicino a tutti, si trasferì nel grande pino.
E questa è la storia di casa nostra, Casa-Pino.
Parola di Filo, maestro d'ascia e di Cap, maestro dei pensieri.
Due dei tanti gnomi che vivono a Casa-Pino e che hanno raccolto dai loro stessi genitori questa bella storia.

Fairy Elle è quasi commossa. Che bella storia a lieto fine!
E' così bello conoscere le origini della propria casa ma quante altre domande ha ...
Che cosa è successo poi ? E Bertoldo? e la sua famiglia? e i quattro campanelli d'oro?
e che fine hanno fatto tutte le case? e il paese?
I suoi pensieri sono interrotti da un oohh!
Tutti guardano Casa-Pino.
La magia si è ripetuta. La grande magia di Fairy Elle.
Il grande Pino, la casa di Fairy Elle, è addobbato di campanelli rossi, rosa, gialli e azzurri e di collane di perle iridescenti.
E' bellissima Casa-Pino. Il più bell'albero di Bosco.
Fairy Elle ride felice. Per il momento è contenta così.
Ci sarà sicuramente un'altra pergamena che le svelerà il grande mistero ... basta avere pazienza.

E tu, vuoi provare anche tu a fare la tua grande magia come Fairy Elle?
Ti aiutiamo noi , non ti preoccupare.
Ecco cosa devi fare per addobbare l'albero dei campanelli ...

 
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